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Tumori maschili, l’intervista al dottor Gandaglia: «Ecco il sintomo che non va mai ignorato»
Milano, 27 maggio 2026; Di seguito l’intervista del Prof. Gandaglia pubblicata su GiornaleTecnologico.it
Molti tumori possono crescere a lungo senza dare segnali evidenti. Il problema riguarda tutti, ma negli uomini pesa di più perché l’incidenza complessiva è più alta, la mortalità oncologica è maggiore e l’adesione ai controlli di prevenzione resta spesso più bassa. Secondo i dati dell’osservatorio GLOBOCAN, promosso dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, tra gli uomini i nuovi casi sono circa il 20 per cento in più rispetto alle donne, mentre i decessi per malattia oncologica risultano superiori di circa il 40 per cento. La differenza dipende da fattori biologici, ambientali e comportamentali, ma anche dal modo in cui molti uomini si rapportano alla propria salute. Disturbi urinari, sangue nelle feci, tosse persistente, stanchezza anomala, perdita di peso senza spiegazione, cambiamenti nei testicoli o problemi legati alla sfera sessuale vengono spesso rimandati, minimizzati o affrontati solo quando diventano difficili da ignorare. La diagnosi precoce resta una delle armi più importanti contro il cancro. Ne abbiamo parlato con il dottor Giorgio Gandaglia, urologo del San Raffaele e ricercatore AIRC.
Dottor Gandaglia, ci racconta di lei, dove lavora e quali progetti di ricerca o attività cliniche segue?
Sono Professore Associato di Urologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e Aiuto Primariale presso l’Ospedale San Raffaele di Milano. Mi sono laureato nel 2011 in questa Università e specializzato, dopo due periodi all’estero in Canada e Belgio per imparare metodologie di ricerca clinica e tecniche di chirurgia robotica, nel 2017. Nel corso degli anni ho sviluppato un interesse in ambito clinico e di ricerca per i tumori urologici con particolare attenzione per il tumore della prostata. Nel 2024 ho avuto l’onore di ricevere un grant per giovani ricercatori finanziato da Fondazione AIRC che mi ha consentito di iniziare uno studio prospettico sul tumore della prostata identificato in fase precoce. In particolare, lo studio ha l’obiettivo di testare nuovi biomarcatori di imaging e molecolari che ci consentano di identificare precocemente i pazienti a maggior rischio di progressione di malattia. Grazie anche ai nostri pazienti, che hanno accolto in maniera estremamente positiva questa possibilità, lo studio ha concluso l’arruolamento in pochi mesi e stiamo ora analizzando i dati e il materiale biologico per sviluppare e testare nuovi modelli.
Quali sono i sintomi che un uomo non dovrebbe mai ignorare, anche quando sembrano disturbi comuni o passeggeri?
Nell’ambito urologico, un uomo non dovrebbe mai ignorare la presenza di sangue nelle urine, macroematuria, che necessita accertamenti per escludere cause tumorali. I comuni sintomi a carico dell’apparato urinario quali difficoltà a mingere, la necessità di mingere in più tempi, svegliarsi di notte o urgenza minzionale sono comuni e spesso associati a condizioni di ipertrofia prostatica benigna più che di tumore. In ogni caso è importante una visita urologica annuale a partire dai 50 anni vista la prevalenza di problematiche oncologiche e benigne nei soggetti di sesso maschile in questa fascia d’età.
Perché gli uomini si ammalano di tumore più delle donne e perché la mortalità oncologica maschile risulta più alta?
Storicamente la responsabilità di una incidenza e mortalità per tumori maggiore negli uomini rispetto alle donne è stata attribuita allo stile di vita e a una maggiore esposizione ai fattori di rischio. Pensiamo al fumo di sigaretta, che purtroppo nel corso degli anni si è diffuso anche nella popolazione femminile, ma non solo. Alcune sostanze cancerogene che aumentano il rischio di tumori tra cui quello della vescica sono legate ad esposizioni professionali che negli scorsi anni erano più frequenti per le persone di sesso maschile. Con modifiche degli stili di vita nel corso dello scorso decennio, ci aspettiamo che la differenza di incidenza e mortalità tra i sessi si riduca in maniera sensibile.
Quando un sintomo persistente deve spingere a chiamare il medico, invece di aspettare che passi da solo?
I sintomi a carico dell’apparato urologico, che comprendono i sintomi del basso apparato urinario ma anche le coliche renali, sono particolarmente impattanti sulla qualità di vita. E’ pertanto importante una valutazione medica per escludere problematiche serie che possono compromettere, ad esempio, la funzionalità renale o risultare in danni permanenti.
Disturbi urinari, getto debole e bisogno di alzarsi di notte possono essere solo prostata ingrossata o devono far pensare anche a un tumore?
Questi sintomi sono tipicamente legati a una condizione benigna detta ipertrofia prostatica e non a un tumore. Il tumore della prostata è nella grande maggioranza dei casi asintomatico nelle forme iniziali. Per questo motivo è importante la prevenzione e degli esami che consentano una diagnosi precoce. La presenza di disturbi urinari, anche se dovuta a condizioni benigne, non esclude il fatto che lo stesso paziente possa avere una forma tumorale ed è pertanto importante anche in questi casi la prevenzione e test per la diagnosi precoce.
Il sangue nelle urine, nello sperma o nelle feci è sempre un segnale grave oppure può dipendere anche da cause benigne?
La situazione di sangue nelle urine non va mai sottovalutata e deve portare il paziente a una valutazione urologica per escludere cause tumorali tra cui il tumore della vescica. La presenza di sangue nello sperma è nella maggior parte dei casi legata a infiammazione e a situazioni benigne. Se persiste è in ogni caso necessaria una valutazione urologica. Il sangue nelle feci non va sempre interpretato come un segnale grave ma non va sottovalutato. Se si tratta di sangue rosso vivo può essere legato a situazioni benigne quali emorroidi o ragadi. Va in ogni caso inquadrato per escludere patologie oncologiche quali tumori del colon.
Quali controlli dovrebbe fare un uomo dopo i 45-50 anni per intercettare prima i tumori più frequenti, come prostata, colon-retto, polmone e vescica?
Dal punto di vista urologico, dopo i 45 anni è importante effettuare un esame del sangue che si chiama PSA che consente di identificare precocemente le forme di tumore della prostata potenzialmente curabili e una successiva visita urologica. Per quanto riguarda il tumore del colon-retto è importante aderire a programmi di screening che valutano la presenza di sangue occulto nelle feci a partire dai 50 anni. Nell’ambito del tumore polmonare non è chiaro l’impatto di programmi di screening sulla sopravvivenza. E’ però importante una valutazione con TAC toracica nei pazienti forti fumatori o ex fumatori per identificare forme precoci di tumore del polmone potenzialmente curabile. Allo stesso modo non esistono dati che supportino uno screening per il tumore della vescica. E’ però importante una valutazione urologica nei forti fumatori o nelle persone che abbiano avuto una importante esposizione professionale a coloranti, colle, solventi e altre sostanze chimiche associate al rischio di tumore della vescica.
Perché lo screening del colon-retto è così importante e perché molti uomini continuano a non sottoporsi ai test?
E’ uno screening che consente di identificare precocemente forme di tumore che non darebbero segno di sé. Allo stesso tempo, una volta identificati, questi tumori in fase iniziale possono essere asportati efficacemente e il paziente può considerarsi guarito. Il tumore del colon-retto è infatti spesso asintomatico nelle fasi iniziali. Il tema dei soggetti che non si sottopongono ai test non si applica solo al tumore del colon-retto ma a tutte le forme di tumore più frequenti ed è legato a diversi fattori. Primo tra tutti un retaggio colturale e la sottovalutazione del rischio. Vi è poi la paura di dover effettuare esami più invasivi quali la colonscopia che in realtà oggi vengono effettuati in maniera mini invasiva con una eccellente compliance da parte del paziente.
L’autopalpazione dei testicoli dovrebbe diventare un’abitudine anche tra ragazzi e giovani adulti? Che cosa bisogna cercare davvero?
Il tumore del testicolo è una forma tumorale dalla quale si guarisce in oltre il 98% dei casi. Allo stesso tempo, è fondamentale identificare precocemente le forme tumorali. L’autopalpazione gioca un ruolo fondamentale. Vista anche l’epidemiologia del tumore del testicolo, frequente tra i giovani, è importante che questa diventi un’abitudine tra i ragazzi. I testicoli vanno palpati con le dita di entrambe le mani. Nel caso in cui compaiano noduli solidi è fondamentale una valutazione urologica per escludere la presenza di lesioni sospette che devono essere asportate.
Tosse persistente, raucedine o dolore al petto in un fumatore quando devono diventare motivo di approfondimento medico?
Si tratta di sintomi aspecifici che non sono necessariamente legati alla presenza di forme tumorali. E’ importante approfondire questi sintomi in presenza di fattori di rischio per tumore quali il fumo di sigaretta e nel caso in cui i sintomi durino da diversi giorni o abbiano un progressivo peggioramento.
Come si può aiutare un uomo a superare imbarazzo e ritrosia quando i sintomi riguardano sessualità, intestino, prostata o testicoli?
E’ importante mettere la persona a proprio agio e fargli capire che ha di fronte degli specialisti che trattano problematiche urologiche, sessuali o gastrointestinali tutti i giorni. Ogni sintomo, anche se motivo di imbarazzo, può essere importante per inquadrare il caso e poter aiutare i nostri pazienti nel miglior modo possibile.
Se dovesse lasciare ai lettori un solo messaggio sulla prevenzione oncologica e sulla diagnosi precoce, quale sarebbe?
La prevenzione oncologica e la diagnosi precoce salvano vite. E’ fondamentale uno stile di vita sano, una dieta bilanciata e sottoporti ai test di diagnosi precoce.
Salute urologica maschile: dai controlli necessari ai sintomi da non ignorare, spiegati dallo specialista
Milano, 23 marzo 2026; Di seguito l’intervista pubblicata su Vanity Fair
Per fare chiarezza su alcuni dei temi più importanti per la salute urologica maschile, abbiamo parlato con Giorgio Gandaglia, urologo aiuto primariale presso l’Unità Operativa di Urologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele e professore associato di Urologia all’Università Vita-Salute San Raffaele.
Spesso gli uomini tendono a rimandare i controlli medici: quanto pesa questo atteggiamento sulla diagnosi tardiva delle patologie urologiche?
«Gli uomini tendono a rimandare o a evitare i controlli medici e urologici anche per una componente culturale: rispetto alle donne, che sono generalmente più abituate a sottoporsi a controlli periodici come la visita ginecologica annuale, i maschi tendono a rivolgersi allo specialista solo quando compaiono sintomi evidenti. Questo ha sicuramente un peso importante nell’ambito delle malattie urologiche. Tali problematiche, sia benigne sia maligne, spesso si manifestano in modo subdolo: sono condizioni croniche e inizialmente paucisintomatiche, con un impatto lieve che porta il paziente a sottovalutarle fino a quando non si verifica una progressione dei disturbi. Nonostante la maggior parte delle problematiche urologiche sia di natura benigna, come ad esempio l’ipertrofia prostatica, anche il rischio di patologie oncologiche come il tumore della prostata aumenta con l’età. Per questo è importante effettuare una valutazione urologica periodica che consideri eventuali fattori di rischio, l’impatto dei sintomi sulla qualità di vita e che comprenda una visita specialistica».
Quali sono i controlli di base che un uomo dovrebbe fare regolarmente per prendersi cura della propria salute urologica? E da quale età sarebbe opportuno iniziare?
«È fondamentale che l’uomo si focalizzi sulla prevenzione delle patologie urologiche, che vuol dire adottare dieta e stili di vita sani ed effettuare esami per la diagnosi precoce di tali problematiche. Una prima valutazione urologica intorno ai 40 anni, seguita da controlli periodici, permette di monitorare eventuali sintomi e fattori di rischio. Quando consideriamo il rischio di tumori, il carcinoma prostatico rappresenta la forma più comune nei maschi nei paesi occidentali. Abbiamo fortunatamente un eccellente biomarcatore che è il PSA. Un esame del sangue con il monitoraggio di questo biomarcatore consente di identificare eventuali forme di tumore della prostata in una fase iniziale, permettendo quindi trattamenti meno invasivi e risultati clinici favorevoli sino a ottenere una completa guarigione. I risultati di uno studio scandinavo presentati al Congresso Europeo di Urologia a Londra a marzo 2026 hanno mostrato che il numero di persone da sottoporre a screening con PSA per prevenire una morte per tumore della prostata è di circa 191, con un beneficio che diventa sempre più evidente nel follow-up a lungo termine. Non tutti i pazienti, tuttavia, devono effettuare il PSA ogni anno. Nei soggetti con fattori di rischio, come una storia familiare di tumore alla prostata o altri tumori e la presenza di mutazioni genetiche come BRCA1 e BRCA2, associate a forme più aggressive di malattia, è opportuno effettuare controlli più ravvicinati. In altri casi, soprattutto quando il valore di PSA basale misurato intorno ai 40 anni è molto basso e non sono presenti fattori di rischio, i controlli possono essere meno frequenti. Il ruolo dell’urologo deve essere quello di impostare un follow-up personalizzato sulla base delle caratteristiche del singolo paziente».
Quali sono i segnali o i sintomi che non dovrebbero mai essere sottovalutati?
«Come accennato, molte patologie urologiche possono essere inizialmente poco sintomatiche e presentarsi in modo subdolo. Con il tempo, alcuni pazienti finiscono per considerare “normali” condizioni che in realtà meritano attenzione quali la difficoltà nell’urinare, lo svegliarsi di notte o il non svuotare completamente la vescica con la necessità di mingere in più tempo. In alcuni casi queste condizioni possono evolvere fino alla ritenzione urinaria e richiedere l’applicazione di un catetere vescicale per preservare la funzione renale. Bisogna inoltre sottolineare come non vada mai sottovalutata la presenza di sangue nelle urine (ematuria), che può rappresentare un segno iniziale di patologie tumorali, in particolare della vescica e dei reni e va sempre indagata».
Quali sono oggi le malattie urologiche più frequenti che riscontrate nella pratica clinica?
«Negli uomini è molto frequente lo sviluppo dell’ipertrofia prostatica benigna, che tende a manifestarsi a partire dai 50-60 anni con disturbi urinari. È una problematica benigna che però può avere un impatto importante sulla qualità di vita e spesso richiede trattamenti farmacologici o, in alcuni casi, terapie chirurgiche volte a migliorare la sintomatologia e prevenire complicanze a lungo termine. Tale condizione va distinta dal tumore della prostata, che rappresenta la neoplasia solida più frequente negli uomini nei Paesi occidentali, sia per incidenza (numero di nuovi casi ogni anno) sia per prevalenza (numero di persone affette). Fortunatamente, si tratta di una forma di tumore che è spesso curabile con ottimi risultati. Negli ultimi anni stiamo osservando inoltre un aumento importante dei casi di tumore del rene incidentali, ovvero identificati durante esami effettuati per altro motivo. Si tratta spesso di piccole masse renali che possono essere osservate o trattate chirurgicamente con eccellenti risultati».
Il tumore alla prostata resta una delle principali preoccupazioni per la salute maschile: a che punto siamo oggi con diagnosi precoce e possibilità di cura?
«Recentemente abbiamo assistito a importanti progressi nella diagnosi e nel trattamento del tumore della prostata. Nella maggior parte dei casi si tratta di una forma tumorale asintomatica che viene diagnosticata dopo aver riscontrato elevati valori di PSA agli esami del sangue. In passato, i pazienti con PSA elevato venivano sottoposti quasi automaticamente a biopsia prostatica. Oggi disponiamo di strumenti più sofisticati, come la risonanza magnetica della prostata e nuovi biomarcatori, che ci permettono di identificare con maggiore precisione i pazienti che hanno forme di tumore clinicamente significative e che necessitano di trattamento. Allo stesso tempo, questi strumenti consentono di evitare biopsie non necessarie in circa la metà dei casi, riducendo l’invasività del percorso diagnostico per molti pazienti. Per quanto riguarda la possibilità di cura, abbiamo assistito a importanti innovazioni in ambito tecnologico sia per quanto riguarda la chirurgia che per la radioterapia. Tali approcci sono indicati nel paziente con tumore localizzato e consentono di ottenere eccellenti risultati a lungo termine. L’introduzione di nuove tecniche quali la chirurgia robotica ha consentito di ridurre lo stress chirurgico e aumentare la precisione, consentendo quindi di ottenere ottimi risultati oncologici e di preservare la qualità di vita. Nel corso degli ultimi mesi si è diffusa anche in Italia la tecnica robotica single-port che consente di rimuovere la prostata tramite una singola piccola incisione di circa 3 cm sotto l’ombelico. Tale tecnica, effettuata mediante l’utilizzo di un robot dedicato, consente di ridurre ulteriormente lo stress chirurgico e facilita il recupero postoperatorio».
Negli ultimi anni si parla molto anche di problemi legati alla fertilità maschile e alla disfunzione erettile. Sono fenomeni in aumento? E quali fattori incidono di più?
«Si tratta di tematiche che oggi emergono con maggiore frequenza anche perché c’è una maggiore consapevolezza e i pazienti sono più propensi a chiedere aiuto a uno specialista. Esistono inoltre fattori legati allo stile di vita e ai cambiamenti sociali, come l’età sempre più avanzata in cui si ricerca la paternità, fumo di sigaretta, sindrome metabolica, obesità, stili di vita sedentari e stress, che possono influenzare sia la fertilità maschile sia la comparsa di disturbi della sfera sessuale. In questi casi è importante una valutazione urologica o andrologica per identificare potenziali cause e impostare terapie mirate».
Quanto incidono gli stili di vita (alimentazione, sedentarietà, fumo, stress) sullo sviluppo delle patologie urologiche?
«Lo stile di vita ha un ruolo molto importante nello sviluppo di diverse patologie urologiche. Il fumo rappresenta il principale fattore di rischio per tumori dell’apparato urinario, in particolare della vescica, dell’alto apparato urinario e del rene. Non è invece stato chiaramente associato al tumore della prostata. È pertanto fondamentale una sensibilizzazione in questo ambito. Altri fattori come alimentazione, sedentarietà e stress possono influenzare sia il rischio di malattie tumorali e la loro progressione, sia lo sviluppo di condizioni benigne come la disfunzione erettile e l’ipertrofia prostatica benigna. In generale, è raccomandato adottare uno stile di vita sano, evitare il fumo di sigaretta, mantenere un peso corporeo adeguato, svolgere regolarmente attività fisica e seguire un’alimentazione equilibrata: abitudini che non solo migliorano la salute generale, ma contribuiscono anche a ridurre non solo il rischio di sviluppare patologie urologiche ma anche la loro progressione».
In che modo la ricerca sta cambiando oggi la diagnosi delle malattie urologiche? Quali sono i progressi più promettenti sul fronte delle terapie innovative?
«Negli ultimi anni la ricerca ha introdotto numerose innovazioni che stanno trasformando sia la diagnosi sia il trattamento delle malattie urologiche. Sono disponibili nuovi biomarcatori che aiutano a identificare i pazienti a maggior rischio di tumore e che devono quindi essere sottoposti ad ulteriori accertamenti diagnostici. Parallelamente, sono stati sviluppati nuovi traccianti per l’imaging molecolare, utilizzati ad esempio nella PET, che consentono una diagnosi e una stadiazione molto più precise di diversi tumori urologici. In questo contesto si sta affermando anche il concetto di teragnostica, che combina diagnostica e terapia utilizzando gli stessi bersagli molecolari, permettendo trattamenti sempre più mirati. Si sta inoltre diffondendo sempre di più anche in urologia il concetto di medicina di precisione, basato sull’analisi delle mutazioni genetiche. In alcuni pazienti con tumore della prostata, ad esempio, oggi possiamo andare a studiare la presenza di alterazioni di geni come BRCA1 e BRCA2 (associati anche al tumore della mammella) che consentono di selezionare terapie sistemiche mirate particolarmente efficaci. La chirurgia mini-invasiva con l’introduzione di nuove piattaforme robotiche e della telemedicina, ovvero la possibilità di effettuare interventi a distanza, rappresenta una nuova frontiera nell’ambito urologico. Infine, va sottolineato il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale, che può supportarci sia nella diagnosi sia nella pianificazione dei trattamenti. Esistono già software in grado di interpretare le immagini radiologiche migliorando l’accuratezza diagnostica, così come biomarcatori sviluppati attraverso algoritmi di intelligenza artificiale che mostrano prestazioni superiori rispetto ai modelli tradizionali e permettono una maggiore precisione e personalizzazione delle cure».
Quali sono oggi le principali criticità nella gestione delle malattie urologiche? Ritardi diagnostici, accesso agli screening, carenza di informazione?
«Attualmente non esiste un programma nazionale di screening per i tumori urologici. Sono però in corso diversi studi e iniziative, in Europa e anche in Italia, che stanno valutando l’efficacia di programmi di screening soprattutto per il tumore della prostata. Un altro aspetto importante riguarda l’informazione e la sensibilizzazione dei pazienti. In molti casi la reticenza o il disagio nel sottoporsi a una visita urologica possono portare a ritardi nella diagnosi di patologie che, se identificate precocemente, sono spesso curabili».
Dal vostro osservatorio clinico e scientifico, ci sono nuovi trend o cambiamenti epidemiologici che vi preoccupano particolarmente?
«Nonostante la disponibilità di metodiche diagnostiche sempre più accurate e di terapie efficaci, persistono ancora in alcuni casi barriere di accesso alle cure che possono portare a ritardi nella diagnosi o nel trattamento di patologie potenzialmente curabili. Va inoltre considerato che, con l’invecchiamento progressivo della popolazione, la prevalenza delle patologie urologiche, sia benigne sia maligne, è destinata ad aumentare nei prossimi anni, rendendo sempre più importante il ruolo della prevenzione e della diagnosi precoce. Infine, è fondamentale sviluppare studi che valutino l’impatto delle terapie disponibili anche al di fuori dei trial clinici, dove la popolazione dei pazienti è spesso molto selezionata e priva delle comorbidità tipiche del “mondo reale”. Questo ambito, definito Real World Evidence basata sull’utilizzo di big data, rappresenta uno degli aspetti più interessanti della ricerca attuale e ci permetterà di migliorare ulteriormente la pratica clinica in urologia».
IL PSA VA RAPPORTATO AL volume prostatico: IMPAtTO SULL’accuratezza nella diagnosi del tumore della prostata
Milano, 25 gennaio 2026 – Un nuovo studio coordinato dal reparto di Urologia dell’Ospedale San Raffaele suggerisce che il valore del PSA è più informativo quando si considera anche la dimensione della ghiandola prostatica. Nei pazienti con prostata più grande, la “densità del PSA” aiuta a stimare meglio il rischio di tumore clinicamente significativo, mentre nelle prostate più piccole il rischio può rimanere rilevante anche con valori bassi. Questo approccio potrebbe rendere più mirate le biopsie, evitando esami inutili senza ridurre la capacità di individuare tumori importanti.
ENZALUTAMIDE PER IL TRATTAMENTO DEL TUMORE DELLA PROSTATA NEI PAZIENTI CON RECIDIVA BIOCHIMICA
Milano, 19 novembre – Una nuova analisi dello studio di fase 3 EMBARK, pubblicata sul New England Journal of Medicine, mostra che l’aggiunta di enzalutamide a leuprolide in pazienti con tumore prostatico ad alto rischio di recidiva biochimica (BCR) non metastatico migliora la sopravvivenza libera da malattia e cancro-specifica di oltre il 40% rispetto alla monoterapia con leuprolide. Non sono stati identificati nuovi segnali di tossicità, confermando un profilo di sicurezza coerente con gli studi precedenti.
Questi dati confermano il ruolo dell’enzalutamide in aggiunta alla terapia ormonale come opzione practice-changing nei pazienti con recidiva biochimica ad alto rischio, grazie a un guadagno in sopravvivenza senza un peggioramento della qualità di vita.
Ref: Shore ND, Luz MA, De Giorgi U, et al. Improved Survival with Enzalutamide in Biochemically Recurrent Prostate Cancer. N Engl J Med. Published online October 19, 2025. doi:10.1056/NEJMoa2510310
RUOLO DELLA RISONANZA MAGNETICA BIPARAMETRICA NELLA DIAGNOSI DEL TUMORE DELLA PROSTATA
Milano, 19 novembre – Un grande trial multicentrico internazionale (PRIME) ha valutato il ruolo della risonanza magnetica biparametrica (senza l’utilizzo di mezzo di contrasto) per la diagnosi del tumore della prostata confrontandola alla classica risonanza multiparametrica che prevede l’uso del mezzo di contrasto e tempistiche più lunghe.
I risultati hanno mostrato che la diagnosi di tumore della prostata clinicamente significativo era sostanzialmente sovrapponibile tra le due metodiche, confermando la non inferiorità della risonanza magnetica biparametrica. Anche la rilevazione di tumori clinicamente insignificanti è risultata simile, e la qualità delle immagini è stata eccellente nel 99% dei casi.
Questi dati hanno importanti implicazioni cliniche: la MRI biparametrica rappresenta un’alternativa più rapida, sicura e meno costosa rispetto alla risonanza multiparametrica, riducendo l’esposizione al mezzo di contrasto e migliorando il comfort del paziente. Inoltre, grazie alla sua efficienza, può favorire una più ampia diffusione dell’imaging precoce, contribuendo a ridurre biopsie non necessarie e a rendere i percorsi diagnostici più efficaci. Lo studio PRIME, al quale l’Ospedale San Raffaele ha preso parte, supporta quindi l’adozione della biparametric MRI come strumento affidabile e pratico per la diagnosi del tumore prostatico.
Ref: Ng ABCD, Asif A, Agarwal R, et al. Biparametric vs Multiparametric MRI for Prostate Cancer Diagnosis: The PRIME Diagnostic Clinical Trial. JAMA. 2025;334(13):1170-1179. doi:10.1001/jama.2025.13722
PADEL E PREVENZIONE DEL TUMORE DELLA PROSTATA
Milano, 12 aprile – Si è svolto Sabato 12 aprile il torneo “Padel per la prevenzione del tumore della prostata”, organizzato da Bayer Italia con il supporto di Europa Uomo. In campo 64 giocatori, tra professionisti e amatori, uniti da un messaggio chiaro: giocare d’anticipo contro il tumore della prostata.
L’evento ha unito sport e informazione e si è focalizzato in particolare sulla prevenzione del tumore della prostata. Prima delle partite, si è infatti tenuta una sessione educazionale con medici e specialisti, che hanno sottolineato l’importanza della diagnosi precoce. “Il tumore della prostata è il più diffuso negli uomini in Italia, con circa 40.000 nuove diagnosi ogni anno – ha dichiarato il dott. Giorgio Gandaglia, urologo dell’Ospedale San Raffaele di Milano –. La diagnosi in fase precoce tramite gli strumenti a nostra disposizione che includono il dosaggio del PSA e la risonanza magnetica multiparametrica della prostata consente di offrire terapie efficaci e possibilità concrete di guarigione”.

Premio EAU crystal Matula 2024
Parigi, Congresso EAU (European Association of Urology) 2024.Il Dott. Giorgio Gandaglia ha ricevuto l’EAU Crystal Matula Award, il più prestigioso premio conferito dalla European Association of Urology, all’urologo under 40 europeo con il miglior curriculum scientifico.