Tumore della vescica

Il tumore della vescica è una delle neoplasie urologiche più frequenti. A livello mondiale rappresenta il settimo tumore più comune negli uomini, con un’incidenza nettamente maggiore rispetto alle donne. In Italia ogni anno si registrano circa 29.000 nuovi casi all’anno.

I principali fattori di rischio riconosciuti sono:

  • Fumo di sigaretta (responsabile di circa il 50% dei casi)
  • Esposizione a sostanze chimiche (amine aromatiche, idrocarburi)
  • Familiarità

Sintomi

Il sintomo più frequente del tumore della vescica è la presenza di sangue nelle urine, definita ematuria. Può trattarsi di un sanguinamento evidente, con urine di colore rosso o scuro, oppure di una perdita microscopica rilevata solo all’esame delle urine. In entrambi i casi si tratta di un segnale che non deve essere sottovalutato e che richiede una valutazione specialistica

Più raramente, possono comparire disturbi urinari irritativi, come bruciore durante la minzione, aumento della frequenza urinaria o sensazione di urgenza. Questi sintomi sono più frequenti nelle forme particolari di tumore superficiale, come il carcinoma in situ, e possono talvolta essere confusi con infezioni delle vie urinarie. Vanno in ogni caso valutati attentamente durante una visita urologica.

È importante sottolineare che la presenza di sangue nelle urine non significa tumore, ma rappresenta sempre un segnale che deve essere approfondito con esami adeguati e non va sottovalutato.

diagnosi

Il percorso diagnostico del tumore della vescica si basa su diversi esami che permettono di individuare la lesione, definirne le caratteristiche e stabilire lo stadio della malattia.

L’esame fondamentale per la diagnosi è la cistoscopia, che consiste nell’introduzione di un sottile strumento attraverso l’uretra per visualizzare direttamente l’interno della vescica. Questo esame permette di individuare eventuali lesioni e di programmare la resezione endoscopica del tumore, che consente sia la rimozione della lesione sia la diagnosi istologica definitiva.

La citologia urinaria, cioè l’analisi delle cellule presenti nelle urine, può essere utile soprattutto per individuare tumori ad alto grado o carcinoma in situ, anche se un risultato negativo non esclude la presenza di malattia.

Quando viene diagnosticato un tumore, esami come la TAC o la risonanza magnetica consentono di valutare l’estensione della malattia e di escludere eventuali localizzazioni al di fuori della vescica.

Tumore della vescica non muscolo-infiltrante

Il principale fattore determinante la prognosi e il percorso di cura del tumore della vescica è rappresentato dall’infiltrazione degli strati più profondi della parete vescicale, ovvero della tonaca muscolare. Nella maggior parte dei pazienti, il tumore è confinato agli strati più superficiali, senza interessamento del muscolo. Questa forma, definita tumore della vescica non muscolo-infiltrante, rappresenta circa il 75% dei casi.

Il trattamento iniziale di un tumore della vescica consiste nella resezione endoscopica del tumore, eseguita attraverso l’uretra senza incisioni esterne. Questo intervento consente di rimuovere tutte le lesioni visibili e di ottenere il tessuto necessario per la diagnosi che verrà fatta alla valutazione da parte dell’anatomo-patologo.

Dopo la resezione, in molti pazienti è indicato un trattamento intravescicale, cioè l’instillazione di farmaci nella vescica. A seconda delle caratteristiche del tumore possono essere utilizzati farmaci chemioterapici in una singola instillazione immediatamente dopo l’intervento oppure gli stessi farmaci effettuati nel corso di instillazioni periodiche con cadenza settimanale o mensile. E’ inoltre disponibile una immunoterapia intravescicale con BCG che stimola la risposta del sistema immunitario contro le cellule tumorali.

Questi trattamenti hanno lo scopo di ridurre il rischio di recidiva e, nei casi più aggressivi, il rischio di progressione della malattia.

Il tumore non muscolo-infiltrante è caratterizzato da una tendenza alla recidiva e da un rischio di progressione, motivo per cui è necessario un follow-up regolare con cistoscopie periodiche.

Tumore della vescica muscolo-infiltrante

Quando il tumore invade il muscolo della parete vescicale la malattia diventa più aggressiva e richiede un trattamento più radicale.

Il trattamento standard prevede, quando le condizioni del paziente lo consentono, una terapia prima dell’intervento chirurgico, chiamata neoadiuvante. Questo approccio ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza a lungo termine.

Successivamente, a seconda delle caratteristiche del paziente e della risposta alla terapia, può essere la cistectomia radicale, cioè la rimozione della vescica associata alla linfoadenectomia pelvica. In alcuni casi può essere considerato un trattamento conservativo che combina resezione endoscopica, radioterapia e chemioterapia.

Nei pazienti candidati a intervento chirurgico, l’introduzione di tecniche robot-assistite consentono di eseguire l’intervento con strumenti mini-invasivi controllati dal chirurgo attraverso una console, mantenendo risultati oncologici sovrapponibili alla chirurgia tradizionale.

Dopo la rimozione della vescica è necessario creare una nuova via per l’eliminazione delle urine, chiamata derivazione urinaria. Questa può essere realizzata utilizzando un segmento di intestino per creare una neovescica o un condotto urinario. La scelta del tipo di derivazione urinaria (ricostruzione interna o derivazione esterna) dipende dal paziente e dalle caratteristiche anatomiche e oncologiche. In ogni caso, la priorità è il controllo della malattia e la qualità di vita postoperatoria.

E’ possibile eseguire la derivazione urinaria completamente all’interno dell’addome, durante lo stesso intervento robotico. Questa tecnica, definita derivazione intracorporea, consente di ridurre le incisioni chirurgiche e può favorire un recupero più rapido.