FAQ – domande frequenti

La comprensione del proprio percorso di diagnosi e cura è un passaggio fondamentale nel percorso del paziente urologico. In questa sezione ho raccolto le risposte alle FAQ – domande frequenti che i pazienti pongono più frequentemente durante le visite, il ricovero ospedaliero o utilizzando la piattaforma “Il Medico Risponde” di corriere.it. L’obiettivo è fornire un supporto informativo chiaro e basato sulle più recenti evidenze scientifiche, in particolare nell’ambito della chirurgia robotica e dell’oncologia urologica.

PSA elevato: cosa fare?

Il dosaggio del PSA (Antigene Prostatico Specifico) viene generalmente eseguito negli uomini a partire dai 45-50 anni attraverso un semplice esame del sangue. È importante sottolineare che valori elevati di PSA non indicano necessariamente un tumore della prostata, ma possono essere riconducibili a condizioni benigne come l’ipertrofia prostatica, infezioni urologiche o stress meccanici della ghiandola. Per questo motivo, in caso di un primo riscontro di valori alti, è fondamentale ripetere l’esame dopo alcune settimane per confermare il dato. Qualora i valori fossero confermati elevati, si rende necessaria una valutazione urologica specialistica per analizzare la storia clinica del paziente, il volume della prostata ed escludere altre cause di rialzo. In base agli esiti della visita, l’urologo potrà richiedere una Risonanza Magnetica Multiparametrica (mpMRI), esame fondamentale per individuare eventuali aree sospette per tumore della prostata che richiedano una successiva biopsia mirata.

Cosa è la biopsia prostatica fusion?

La biopsia prostatica di fusione o fusion è una metodica utilizzata per diagnosticare il tumore della prostata. Tale approccio consente di sovrapporre le immagini della risonanza magnetica ottenute in precedenza con le immagini dell’ecografia fatta in tempo reale. In questo modo, l’Urologo è in grado di fare una biopsia mirata della lesione visibile in risonanza magnetica, migliorando l’accuratezza diagnostica e la probabilità di identificare tumore della prostata.

Biospia prostatica positiva: cosa fare?

E’ possibile che la biopsia prostatica di una lesione sospetta alla risonanza magnetica porti alla diagnosi di un tumore della prostata. E’ molto importante una valutazione urologica nel corso della quale, sulla base dei valori di PSA, dell’esito della risonanza magnetica e del grado del tumore alla biopsia verrà impostato il successivo iter diagnostico-terapeutico. Nel caso in cui la biopsia evidenzi un tumore a basso grado e in assenza di altri segnali di aggressività della malattia, è possibile monitorare il tumore effettuando degli esami nel corso del follow-up evitando quindi trattamenti radicali (sorveglianza attiva). Nel caso in cui il tumore sia in una forma più aggressiva, può essere necessario effettuare degli esami di stadiazione come la PET con PSMA per valutare l’estensione della neoplasia. Sulla base dell’esito della PET, potrà poi essere proposto un trattamento radicale della prostata (chirurgia vs. radioterapia) e/o l’utilizzo di terapie sistemiche con un blocco ormonale e nuovi antiandrogeni.

Tumore della prostata: e’ sempre necessario trattarlo?

Il tumore della prostata è una malattia la cui aggressività varia molto a seconda del grado e dello stadio alla diagnosi. Alcune forme di tumore di basso grado (ISUP grade group 1) alla biopsia prostatica, con uno stadio clinico localizzato alla prostata, valori di PSA inferiori a 10 ng/ml e una risonanza magnetica multiparametrica che non mostra lesioni più aggressive, possono essere osservati. Il paziente viene quindi arruolato in un protocollo di sorveglianza attiva che prevede controlli periodici nel tempo. La sorveglianza attiva ha l’obiettivo di ritardare o evitare gli effetti collaterali di un intervento chirurgico e della radioterapia senza perdere la “finestra di curabilità”, ovvero trattando il tumore non appena lo stesso dia dei segni di maggiore aggressività in modo da garantire il controllo oncologico e preservare al massimo la qualità di vita dei pazienti con tumore della prostata.

Quale è la metodica di stadiazione più accurata per il tumore della prostata?

Una volta ottenuta una diagnosi di tumore della prostata, è importante definire la stadiazione locale e sistemica mediante l’utilizzo di metodiche non invasive di imaging. Tra queste, la PET con PSMA consente di ottenere informazioni importanti sulla presenza di aree sospette per localizzazioni al di fuori della prostata, con importanti implicazioni per la scelta del trattamento e per migliorare i risultati oncologici.

Cosa fare se la risonanza magnetica della prostata mostra una lesione PIRADS 3-5?

La risonanza magnetica multiparametrica è entrata nel percorso diagnostico del tumore della prostata nei pazienti con sospetto di neoplasia prostatica (PSA elevato, riscontro di noduli all’esplorazione rettale, storia familiare). I risultati della risonanza magnetica possono mostrare delle lesioni sospette per neoplasia. Una risonanza magnetica effettuata correttamente per la valutazione della prostata deve classificare le lesioni utilizzando il sistema PIRADS. Lesioni caratterizzate come PIRADS 1 e PIRADS 2 sono a basso rischio di tumore clinicamente significativo e, tipicamente, vanno solamente osservate senza necessità di ulteriori procedure. Le lesioni PIRADS 3, PIRADS 4 o PIRADS 5 alla risonanza magnetica possono indicare la presenza di un tumore clinicamente significativo. Nel caso di una lesione PIRADS 3-5, l’Urologo potrà decidere di effettuare, sulla base anche dei valori di PSA, età e comorbidità, esplorazione rettale e volume della prostata, una biopsia prostatica. Tipicamente, la biopsia prostatica viene effettuata per via transperineale per ridurre il rischio di infezioni e aumentare la probabilità di caratterizzare correttamente le lesioni identificate. E’ importante utilizzare anche metodiche di fusione o fusion che sovrappongano le immagini della risonanza magnetica e quelle ecografiche per poter aumentare la precisione dell’esame.