Sindrome del giunto pielo-ureterale

La sindrome del giunto pielo-ureterale rappresenta una patologia dovuta all’ostacolo al deflusso urinario tra pelvi e uretere. Sebbene sia diagnosticata frequentemente in epoca prenatale o infantile, nell’adulto si può manifestare in modo incidentale, tramite dolore al fianco o peggioramento della funzione renale. La condizione determina una progressiva dilatazione calico-pielica che può compromettere l’integrità del parenchima determinando pertanto possibili danni alla funzione del rene affetto.

Sintomi

Nell’adulto, la sindrome del giunto pielo-ureterale può manifestarsi con un dolore sordo e intermittente al fianco che può acutizzarsi tipicamente dopo l’assunzione di grandi quantità di liquidi. Tuttavia, una percentuale significativa di casi rimane asintomatica e viene individuata incidentalmente durante indagini radiologiche eseguite per altre patologie.

La stasi urinaria cronica può favorire complicanze secondarie, tra cui la formazione di calcolosi renale, episodi di pielonefrite ricorrente o, nei casi più avanzati, problematiche di funzione renale e ipertensione.

diagnosi

La diagnosi si basa su una combinazione di valutazione clinica, esami di laboratorio e indagini di imaging mirate a documentare ostruzione anatomica e funzionale del deflusso urinario.

L’ecografia renale rappresenta il primo esame diagnostico per identificare una dilatazione, seguito da una TAC (o risonanza magnetica) con mezzo di contrasto per definire l’anatomia del giunto e identificare possibili cause.

Per confermare l’ostruzione e valutare la funzionalità renale, la scintigrafia renale è considerata la metodica di riferimento, quantificando il tempo di svuotamento e la funzione relativa del rene interessato.

L’integrazione di criteri clinici e radiologici permette di distinguere tra dilatazione non ostruttiva e vera ostruzione e pianificare l’approccio terapeutico.

Terapie conservative

La terapia conservativa basata su controlli periodici nel tempo è l’opzione d’elezione per gli adulti asintomatici con una funzione renale stabile e un deflusso urinario non criticamente ostruito.

Questo approccio prevede un monitoraggio rigoroso nel tempo attraverso ecografie periodiche e, se necessario, scintigrafie renali seriali per intercettare precocemente un eventuale deterioramento della funzione parenchimale o un aumento dell’idronefrosi.

La gestione conservativa mira a controllare i sintomi lievi e a intervenire chirurgicamente solo qualora insorgano dolore persistente, calcolosi secondaria, infezioni ricorrenti o una riduzione della funzione renale differenziale superiore al 10%.

pieloplastica robot-assistita

L’intervento chirurgico di pieloplastica rappresenta il “gold standard” del trattamento per la sindrome del giunto pielo-ureterale, con tassi di successo di circa il 90%.

L’intervento consiste nella resezione del segmento ureterale stenotico e nella successiva spatolatura dell’uretere sano, che viene suturato alla pelvi renale per creare un passaggio ampio e imbutiforme, eliminando eventuali vasi anomali che causano compressione estrinseca.

Attualmente, l’approccio mininvasivo robot-assistito ha ampiamente sostituito la chirurgia a cielo aperto nell’adulto, offrendo un recupero post-operatorio più rapido e una visione anatomica superiore durante la delicata fase di sutura.

In casi selezionati di recidiva o pazienti con controindicazioni alla chirurgia maggiore, possono essere considerate opzioni endourologiche.